Ritorno alle Cartiere di Tivoli – Urban Exploration ep.5

Eravamo li a cercare posti da esplorare quando mio padre mi manda una foto: le Cartiere di Tivoli. Avevamo già fatto un’esplorazione in quel luogo, ma ne avevamo visitato solamente il 30%.

Così abbiamo deciso di creare la prima Open Urbex, ovvero un evento sulla nostra pagina al quale tutti gli interessati all’argomento – anche quelli senza attrezzatura – avessero potuto partecipare. Le reazioni di chi ci segue sono state veramente positive, con un gruppo di ben dieci persone che questa mattina (30 Novembre 2014) sono partite dal centro di Tivoli per andare in esplorazione. Alcuni li conoscevamo, altri no, ma vi assicuro che è stata un’esperienza elettrizzante per loro, ma soprattutto per noi.

Le cartiere sono un complesso enorme con almeno due edifici principali e tanti piccoli edifici secondari, ma parliamo di migliaia e migliaia di metri quadrati di puro degrado. Suggestive e monumentali.

La storia racconta:

Il grande industriale Giuseppe Segré, che da tempo aveva acquistato una modestissima cartiera già esistente a Tivoli, nel 1889 seppe costituire la “Società Anonima delle Cartiere Tiburtine ed Affini” che è fra le venti più importanti d’Italia.

Le cartiere tiburtine si compongono di due gruppi di stabilimenti denominati uno la cartiera tiburtina propriamente detta con 300 operai, l’altra la cartiera della Sibilla con altri 100 operai. La forza motrice di questi stabilimenti è tratta dall’Aniene e prima andava a turbine. Gradualmente venne elettrificata ed ora è completata nei sistemi più moderni e consta di una forza di 2500 cavalli. Quattro enormi macchine sono continuamente in moto giorno e notte (con triplo turno di operai) e sono così moderne e complete che da una parte vi entra la materia prima sotto forma di pasta di legno o di paglia ed esce dall’altra la carta delle varie qualità già confezionata in rotoli. Vi è inoltre una fabbrica sussidiaria di pasta di legno che lavora una media di centomila quintali di legno all’anno.

E’ quasi tutto pioppo delle regioni circostanti; in parte si aggiunge il pioppo importato dalla Finlandia e dalla Russia.

La produzione annuale della carta per le varie specialità è di oltre 70.000 quintali di bianca e colorata e di 40.000 colorati di carta di paglia di color giallo che viene esportata nelle nostre colonie di Tripoli e della Cirenaica, nonché in Egitto, in Palestina, a Tunisi, ed in altre regioni dell’Oriente.

Tratto da “Tivoli – la città delle delizie romane” del 1927, FONTE: tivolitouring.com

Se questi numeri vi sono sembrati grandi, dovreste già immaginare le proporzione di tale complesso.

Arrivati sul posto, i nostri “Adepti”, Davide, Desiree, Ian, Yoon, Eleonora, Yaeli e Luca stavano iniziando ad assaporare la loro prima esplorazione e ci hanno seguito a ruota.

Il tour è stato bello e lugubre allo stesso tempo ed i più temerari tra gli adepti andavano in cerca di qualche lascito di una storia passata ormai da tempo.

Corrose dagli agenti atmosferici fino all’osso, le Cartiere si ergeranno immobili fino a che le loro membra cadranno definitivamente.

Ma entriamo ora nei dettagli: la nostra esplorazione è partita dalla parte inferiore delle Vecchie Cartiere, dove trova posto la sala monumentale delle bobine (tagliate e rubate per il ferro).

Si entra dalla parte sottostante la grande sala. Passando per cunicoli sporchi si possono ammirare tutte le strutture che al di sotto degli occhi della gente, senza che nessuno se accorgesse, facevano funzionare tutta la fabbrica: Tubature arrugginite, grandi quantità di acqua che ancora trova spazio in quegli angusti spazi e stracci buttati tra l’immondizia e lo sporco completano un quadro dello stato di conservazione assai allarmante. E poi buchi nei pavimenti, parti di struttura crollate rendono tutto quanto il luogo pericoloso per chiunque non presti le dovute attenzioni a dove poggia i piedi. Salendo dal piano interrato, si passa per la sala monumentale: un tripudio di abbandono che quasi rende giustizia all’antico splendore che la fabbrica in passato doveva avere.

Tra le sorprese del luogo vi è una buona quantità di guano, catrame, guarnizioni di gomma ed appunti tecnici scritti a mano, quasi totalmente bruciati.

Completata l’esplorazione della parte inferiore, saliamo per la strada principale del complesso che passa all’interno del paese, ed entriamo senza problemi nella parte superiore delle cartiere, la più grande per l’elevato numero di piani esplorabili e la più panoramica.

Questa struttura è decisamente la parte più logora dell’intero stabilimento: il paesaggio è dominato da buchi nel terreno, crepe, crolli mancati e quant’altro.

I piani sono simili tra loro, ma il loro contenuto è ben diverso. Il piano alto contiene solamente immondizia e polvere, ma ti permette – a patto che tu abbia l’accortezza di non sporgerti – di ammirare un bellissimo panorama. I piani inferiori, invece, contengono tutte le rimanenze dei grandi macchinari industriali utilizzati all’epoca: dalle pietre per molare, fino a grandi pistoni ancora pieni di grasso, silos di pietra e molti reperti troppo rovinati per essere rilevanti.

I Murales fanno da padrone ai piani alti, lasciando ai piani bassi solo polvere, ricordi e tanta tristezza.

Che dire, gli Urbex Roma sono molto soddisfatti della loro prima Open Urbex e ripeteranno l’esperienza non appena si presenterà l’occasione – e il luogo – adatti.

Grazie per averci seguito e buone esplorazioni!

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Gabriele, Blogger e Fotoreporter degli Urbex Roma.

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